12/11/2008 - Recensione Urlo !
THE WOMAN WHO LIVESIN THE AEROPLANE
The Vox (Anomolo Records, 2008)
di Emmanuel Lucassen
Ci sono album che passano inosservati perché non hanno nulla di originale. Odorano di qualcos'altro, di già sentito. Altri ancora che rischiano di perdersi nel marasma generale perché nessuno ha più il coraggio o le finanze giuste per investire su progetti nuovi. Insomma, difficile oggi capire quale sia la giusta strada per non bruciare sul nascere una buona band. The Vox, quartetto anconetano, hanno ben pensato di affidarsi alla rete per lanciare il loro primo lavoro discografico affidandosi all'esperienza della net label Anomolo (www.anomolo.com). E l'etichetta osimana ha accettato ben volentieri di produrli e dar loro spazio, riuscendo a tirar fuori da questi giovani talenti un sound così carico e completo che nulla ha da invidiare alle produzioni d'Oltremanica.
Dietro ai Vox si nasconde una formazione dalla capacità innata di scrivere splendide ed originali canzoni, che viene concentrata in "The woman who lives in the aeroplane", il loro album d'esordio che contiene cinque tracce che sono una folgorazione, figlie dell'indie meno prevedibile, dove la fantasia compositiva va a braccetto con una capacità melodica fuori dal comune. Le loro fonti di ispirazione sono di evidente derivazione british, hanno trascorsi come cover band degli Oasis, ma nonostante questa formazione di matrice "standard", hanno saputo far tesoro delle proprie radici e staccarsene al momento più opportuno. Se il rock'n'roll continua a smentire la sua fine è proprio grazie alla capacità di alcuni musicisti di reinventarlo continuamente, e The Vox sembra abbiano tutte le carte in regola per portare il loro contributo alla salute di questa musica. Ci auguriamo solo che il tempo li conservi freschi e sorprendenti come ora.
"The woman who lives in the aeroplane" è distribuito gratuitamente in formato MP3 ad alta definizione, ed è liberamente scaricabile all'indirizzo:
http://www.anomolo.com
12/11/2008 - Recensione Novamuzique !
THE VOX
The woman who lives in the aeroplane
(2008, Anomolo)
Oltre a comparire sulle pagine web della significativa Anomolo Records mi chiedo da dove cazzo siano usciti questi giovanissimi THE VOX. Esordiscono con un disco che è commercialmente una bomba, ma che solo per caso, per citarne le fonti, è finito tra le schiere dei promotori del no copyright e “non negli stampi di qualche produttore d'oltremanica dall'orecchio sottile e dall'occhio lungo”. Perché è sorprendente quanto questi giovanotti (evidentemente non studiati a tavolino visto il loro canale di diffusione) siano riusciti a confezionare 5 tracce di impeccabile indie rock, nel senso anglofono del termine. Le suggestioni sono estremamente esterofile raccogliendo il meglio di tanta inglesità ereditata dal beat, il garage e il rock’n’roll più scanzonato. Quindi dai Beatles (su tutti) fino agli Arctic Monkeys, passando attraverso i Blur. Ma seppur i giovincelli siano contaminati da cotanta realtà storica e contemporanea, gli va riconosciuta personalità e stile.
THE VOX sono impeccabili e per questo se ne sentirà parlare, probabilmente li vedremo anche su MTV o ALL MUSIC… Non so se attribuirgli queste potenzialità o augurargli di comparire al fianco di Gianna Nannini e Ligabue sia positivo o meno. So solo che ciò che hanno scelto di suonare è piacevole, lo sentono e lo suonano da dio. Belle canzoni insomma… tanto di cappello!
Il miglior destino, quindi, di una band come THE VOX è probabilmente quello del successo commerciale (di qualità). Sicuramente hanno ancora molto da dire, spero solo che non lo facciano volgendo le spalle ai rispettabilissimi signori della Anomolo.
12/11/2008 - Recensione Rockit !
The Vox - The woman who lives in the aeroplane
Anomolo records (2008)
di Elisabetta De Ruvo 04/07/2008
Entusiasmante! Certo non posso fermarmi qui. Devo giustificare il mio exploit. Poco più di venti minuti d'ascolto, cinque brani e nessuno che manchi il colpo. Già la decisione di aprire con "I Can't" fa intendere subito la stoffa di questo quartetto marchigiano, cresciuto a suon di pop rock inglese, quello storico per capirci, Beatles, Rolling Stones, un pizzico di Led Zeppelin, Pink Floyd, quelli che cantavano "Bike". Lezione che ci regala un'energia d'intenti e di note, che spedisce The Vox direttamente tra le band di giusta potenziale considerazione internazionale. Che qualcuno se ne accorga accidenti! Senza troppo timore posso asserire che superano la nuova guardia britannica dei Bloc Party, dei Kaiser Chiefs, avvicinandosi molto più ai Supergrass, ai Kula Shaker, ma anche al power-pop dei The Sunshine Underground, sacrificando senza rimpianti l'impostazione più danzereccia per sottolineare una costruzione di brani che quando arrivano al ritornello non puoi fare a meno di agitare le braccia per aria, seguire il sound e fare le prove generali per quando li vedrai finalmente dal vivo. Probabilmente il fatto di esser nati come cover band degli Oasis ha smosso un terreno già fertile cui mancava il seme della giusta ispirazione. Se il buongiorno si vede dal mattino, tutto mi fa pensare che questo Ep sia solo l'antipasto di un ricco pranzo luculliano. "Are you waiting for us?" chiedono chiudendo, direi che la risposta è sì, abbiamo tanta fame.
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